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Neolitico

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Neolitico antico

Uno scavo eseguito a Casa Gazza, in un ampio terrazzo sul Trebbia, ha messo in luce una capanna databile al Neolitico antico. E' una grande struttura seminterrata, formata da due ambienti collegati insieme a forma di "8", lunga 10 metri, larga 6 e profonda al massimo un metro. La capanna di Casa Gazza è datata con il Carbonio 14 fra il 6130+- 160 e il 5830 +-210. A Casa Gazza è stata riscontrata una percentuale particolarmente alta di selce alpina, e questa sembra una conferma della connotazione culturale della valle durante il Neolitico antico, più volta verso la pianura padana che verso l’Appennino. Gli strumenti di Casa Gazza sono tipici del Neolitico antico padano: lame e punte, lame troncate, perforatori, grattatoi su lama, bulini ed elementi geometrici che rappresentano punte di freccia. E' tipica l'usura lucida lasciata sulle lame di falcetto dallo sfregamento contro i gambi dei cereali. Le ceramiche di Casa Gazza, inquadrabili nella facies del Vhò di Piadena, mostrano che la Val Trebbia nel Neolitico antico era legata più all'area lombarda che a quella emiliana. Sono tipici del "Vhò" i vasi profondi su piede, con un'ansa verticale e semplici decorazioni incise, i fiaschi a collo alto e stretto, i grandi vasi a fruttiera decorati internamente. La ceramica grezza è rappresentata da orci forniti generalmente di due anse, decorati con cordoni plastici lisci o impressi.

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Neolitico medio

Durante la prima metà del IV millennio al quadro molto frazionato del Neolitico antico si sostituì in tutta l'Italia settentrionale un' unica cultura, chiamata " dei Vasi a Bocca Quadrata" dalla forma dei tipici recipienti. Essa costituì un radicale cambiamento nell' industria ceramica, nella tradizione litica, nell'organizzazione insediativa ed economica rispetto al mondo precedente. Il Neolitico medio in Val Trebbia è ancora poco noto; un momento iniziale, misto ad elementi del Neolitico antico, è venuto in luce in uno scavo di emergenza nell' area della sede della Cassa di Risparmio a Travo. Le strutture erano rappresentate da una buca di palo, da un pozzetto-ripostiglio lastricato di ciottoli e da una fossa colmata di ciottoli (forse un forno), i cui carboni hanno fornito una data C 14: 5610 +/- 50 a.C..Fra i materiali raccolti si notano frammenti graffiti e impressi inquadrabili nella cultura dei Vasi a Bocca Quadrata, frammenti di vasi tipici dell’aspetto di Fiorano, una scheggia di ossidiana e una lama di falcetto in selce e alcune punte di freccia. Le ricerche di superficie hanno localizzato tracce di abitati neolitici in una quindicina di siti della media valle. Essi si trovano soprattutto sui terrazzi lungo il fiume, ma anche, in minor misura, su pianori più elevati, che testimoniano una frequentazione neolitica molto diffusa ed articolata. Non tutti gli abitati localizzati hanno, per ora, restituito materiali databili. Appartengono probabilmente al neolitico medio Le Piane, I Pilati e forse S. Maria e Casa Marchi.

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Neolitico recente

Nell'ultima parte del Neolitico, verso la fine del V millennio, si assiste in buona parte dell’Italia settentrionale ad un forte spopolamento, che coincide con un nuovo frazionamento del quadro culturale: ad occidente si diffonde la cultura di tradizione francese " di Chassey ", che interessa soprattutto Piemonte, Liguria, Toscana ed Emilia. Uno dei più importanti insediamenti dell'Italia settentrionale databili al Neolitico recente (4300-3800 a.C.) è stato scoperto all'inizio degli anni '80 ai margini del paese di Travo, in località S. Andrea. E' un vasto abitato che occupa un terrazzo della riva sinistra del Trebbia, nel quale gli scavi archeologici stanno mettendo in luce strutture complesse, che mostrano un alto livello di organizzazione. È possibile leggere più di una fase abitativa: il villaggio sembra esser stato abitato per varie generazioni, durante una fase piuttosto arcaica del Neolitico recente. Fra i materiali raccolti appare di notevole interesse la presenza di frammenti di vasi a bocca quadrata di fase tarda, associati con materiali che prevalentemente appartengono alla fase culturale di tradizione occidentale. Gli strumenti in selce alpina o appenninica sono grattatoi, perforatori, troncature e vari tipi di punte di freccia, fra cui quelle “a tranciante trasversale” che sono una innovazione del Neolitico recente. Altri materiali attestano contatti con territori anche lontani: cristallo di rocca e asce di pietre verdi levigate vengono dalle Alpi occidentali, l’ossidiana da Lipari o dalla Sardegna. Fra il materiale rinvenuto notiamo grandi orci con prese coniche e orli talvolta impressi, vasi a collo ristretto, tazze e scodelle spesso di piccole dimensioni, con piccole bugne, prese forate e orlo assottigliato o profilato. Pochi frammenti, fra cui quelli con incisioni e colore bianco, indicano contatti con aree culturali diverse; la “pintadera”, uno stampino per la pittura corporale, è tipica della cultura “dei Vasi a Bocca Quadrata”.Sono state rinvenute inoltre alcune fusaiole: questi oggetti, da applicare ad un fuso di legno per facilitare la filatura della lana o del lino, diventano frequenti solo nel Neolitico recente.