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Neolitico

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NEOLITICO ANTICO

In Val Trebbia le prime testimonianze neolitiche sono costituite da due grandi fosse trovate sui terrazzi fluviali di Casa Gazza e di Pieve Dugliara, contenenti materiali che appartengono alla cosiddetta “facies del Vhò di Piadena”, che era diffusa nella pianura padana centro-occidentale tra la fine del VI e l’inizio del V millennio a.C.

 

NEOLITICO MEDIO

Durante il V millennio a.C. in tutta l’Italia settentrionale il Neolitico è nella sua piena fioritura, ed è rappresentato dalla cultura chiamata “dei Vasi a Bocca Quadrata”, dalla forma dei tipici recipienti.

Questa tradizione culturale perdurerà quasi un millennio. I contatti con popolazioni anche lontane diventano intensi, come dimostra, ad esempio, la presenza di ossidiana proveniente da Lipari o dalla Sardegna e di ceramica tipica dell’Italia peninsulare.

In Val Trebbia la cultura dei vasi a bocca quadrata è ancora poco documentata, benché dovesse essere molto diffusa. Labili tracce si sono trovate non solo sulle rive del fiume (Casa Gazza, S. Andrea ed altri), ma anche su pianori più elevati.

 

NEOLITICO RECENTE

Ai margini del paese di Travo, in località S. Andrea, su un terrazzo della riva sinistra del Trebbia, è stato scoperto uno dei più importanti insediamenti dell’Italia settentrionale, riferibile al Neolitico recente, negli ultimi secoli del V millennio quando nell'Italia NW si diffonde la cultura di Chassey, proveniente dalla attuale Francia.

Gli scavi archeologici effettuati nel villaggio di S. Andrea hanno riportato in luce parte di un villaggio con strutture complesse, alcune delle quali sono sovrapposte, dimostrando che il villaggio è stato abitato per molte generazioni.  Il sito è oggi sede del Parco Acheologico.

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