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Paleolitico-mesolitico

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I cacciatori post-glaciali

Manufatti che corrispondono ai resti di accampamenti paleolitici sono stati trovati soprattutto nella zona pedeappenninica, fra Gazzola e Rivergaro, dove affiorano i sedimenti eolici chiamati loess, formatisi nella fase finale, arida e fredda, della glaciazione di Riss. Le più antiche frequentazioni di questo territorio si datano fra la fine del Paleolitico antico e l'inizio del medio, cioè 100.000 anni fa o poco dopo, e sono costituite da una serie di strumenti su scheggia, spesso di tecnica "levalloisiana", fra cui si riconoscono lame, punte e schegge. Alcuni siti sono stati però ripetutamente frequentati per lungo tempo, come Croara presso Rivergaro, dove si sono raccolti, oltre ai manufatti del Paleolitico antico, anche una punta di diaspro tipica del Paleolitico medio ed alcuni strumenti del Paleolitico superiore. Fra i pochi reperti attribuibili a quest'ultimo periodo, infine, va probabilmente annoverato un bel nucleo a lame rinvenuto a Visignano. Le tracce degli ultimi cacciatori post-glaciali sono rintracciabili nella parte montana della Val Trebbia in località che solo dopo la fine delle glaciazioni divennero accessibili, ad esempio ai Piani di Aglio, tra 800 e 1000 m di quota, e al Passo dello Zovallo, ad oltre 1400 m di quota. Si tratta dei resti di accampamenti estivi di caccia, posti in luoghi di passo o in vicinanza di laghetti glaciali, in punti obbligati per il passaggio della selvaggina. Questi siti sembrano esser stati frequentati soprattutto nel Mesolitico recente o Castelnoviano, attorno al VI millennio a.C.. Gli strumenti più tipici sono i trapezi, con cui si armavano arpioni e punte di freccia composite e i piccoli grattatoi circolari. Le tribù "castelnoviane" hanno costituito il substrato etnico e tradizionale dal quale, sotto l'influenza di popoli vicini culturalmente più avanzati, si è formato il neolitico padano, fra VI e V millennio a.C.